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Civil card: la rivoluzione di Cinecittà

luglio 31, 2012 by Mariateresa in Magazine with 0 Comments

La rivoluzione del decimo municipio di Roma. I cittadini possono consegnare il testamento biologico. Sessanta coppie di fatto – omosessuali e non – sono già iscritte nel registro delle unioni civili. Da lunedì i figli degli immigrati possono richiedere la Civil Card, che ne attesta «l’italianità».

Marco Sarti per LINKiesta, 20 luglio 2012

Per sapere come sarà l’Italia del futuro basta fare una passeggiata a Cinecittà. Decimo municipio, periferia sud della Capitale. Tra l’Appia e la Tuscolana da almeno due anni i cittadini romani possono depositare negli uffici pubblici il proprio testamento biologico. Le unioni di fatto? Qui sono una realtà da tempo. E i figli degli immigrati sono considerati italiani a tutti gli effetti. Non hanno ancora la cittadinanza, certo. Ma ricevono all’anagrafe un riconoscimento ufficiale della propria “italianità”.

Si chiama Civil Card. È l’ultima iniziativa del presidente Sandro Medici. Giornalista, alla guida del municipio dal 2001. Eletto prima nelle liste di Rifondazione comunista, poi da indipendente in quelle di Sel. «Un progetto nato per ragioni che si intuiscono facilmente» racconta al telefono. «Nella Capitale, specie in periferia, la popolazione immigrata è numerosa. Spesso si tratta di ragazzini assolutamente romani, parlano in dialetto e tifano Totti». Nati nella Città Eterna, ma non ancora cittadini italiani. Un diritto che si acquisisce solo al compimento del diciottesimo anno di età. E anche allora non è finita. Il diritto scade in tempi brevissimi. «Hanno dodici mesi di tempo per presentare la domanda – continua Medici – A diciannove anni la cittadinanza non te la danno più. Una perfida astuzia del razzismo nostrano». Al decimo municipio hanno trovato una soluzione. «In parte simbolica – spiega il presidente – ma non solo». Lunedì scorso sono state distribuite le nuove Civil Card. Documenti ufficiali che attestano la nascita e la residenza italiana (i primi a ricevere il documento sono stati una ventina di ragazzi, quasi tutti figli di immigrati africani e sudamericani). «Una certificazione assolutamente autentica e indiscutibile che li aiuterà al momento di richiedere la cittadinanza».

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