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Le badanti sono invisibili anche alla crisi?

May 3, 2012 by admin in Magazine with 0 Comments

Gli stranieri stanno pagando la crisi più degli altri. Il lavoro domestico delle immigrate “tiene” di più, ma aumenta il nero e lo sfruttamento. Ma anche un settore povero attira, in tempi di povertà: tornano le italiane, arrivano anche gli uomini.

Articolo di Sara Picchi, pubblicato il 2/05/2012 su InGenere

La crisi ha avuto esiti pesanti soprattutto sull’occupazione straniera. In particolare, nel 2011 il calo del tasso di occupazione degli stranieri (dal 64,5% del 2009 al 62,3) è stato più che doppio in confronto a quello degli italiani (dal 56,9% del 2009 al 56,4), nonostante il numero di occupati con cittadinanza straniera continui a crescere. La crisi ha avuto effetti differenti anche a seconda delle comunità di provenienza. Le comunità di albanesi e marocchini, prevalentemente uomini occupati nell’industria, hanno presentato una diminuzione dei tassi di occupazione e un aumento di quelli di disoccupazione più alti, le comunità filippina, polacca e ucraina, in maggioranza donne occupate nei servizi alle famiglie, hanno risentito meno della crisi. Il contributo fornito dagli occupati alla variazione complessiva della popolazione straniera è passato dal 69% del primo trimestre 2008 al 47% del quarto trimestre 2010, risultato che ha scontato gli effetti del processo di regolarizzazione dei collaboratori domestici e degli assistenti familiari dell’autunno 2009, in mancanza del quale il contributo degli occupati alla crescita della popolazione straniera sarebbe stato ancora minore (Istat, Rapporto annuale, 2011).

Di seguito saranno brevemente analizzati alcuni degli elementi emersi in questi primi anni, ovvero l’aumento del sommerso, la maggiore presenza delle italiane e l’incremento dell’incidenza maschile. I bisogni di cura rimangono e anche in tempo di crisi, la badante resta la soluzione meno onerosa rispetto al ricovero o all’istituzionalizzazione. Ma fase economica inasprita rende ancora più urgente affrontare le questioni da tempo aperte: quelle legate al prossimo futuro e a quanto potrà ancora reggere il nostro sistema di welfare, viste anche le recenti manovre di riduzione della spesa pubblica1 e di regolarizzazione dei flussi migratori2.

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